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Lo sviluppo tecnologico non è basato sull’etica…

Prefazione: Con questo elaborato voglio mettere in evidenza come lo sviluppo tecnologico nel tempo non sempre ha rispettato i valori di un’etica morale. La tecnologia, la scienza, non sono progredite sempre per aiutare l’uomo, ma per finalità proprie. Descrivendo come la tecnologia si avvierà verso un decisivo sviluppo, voglio far luce sul fatto che l’uomo non si interessa dell’etica. E questo non è giusto. Spero di avvalermi della vostra comprensione, e di accrescere la vostra conoscenza. “In the soul of one who is ignorant there is always room for a great idea” (Oscar wilde: “De Profundis”) “We are all in the gutter, but some of us are looking at the stars” (Oscar wilde: “Lady Windermere’s Fan”)

Sempre più e direi con un andamento ormai esponenziale, lo sviluppo tecnologico si attua nella società globale. La tecnologia e più in particolare, la scienza, la medicina e l’astronautica, progrediscono verso un livello di miglioramento e perfezione tale da renderci invasi e allo stesso tempo non del tutto consapevoli di una così imponente evoluzione. Ora tu stesso hai tra le mani l’evoluzione della tecnologia.. cioè un brano stampato, mentre da più di duemilacinquecento anni la maggior parte delle persone si tramandavano i racconti e comunicavano a voce. Se doveva avvenire però una divulgazione a grande distanza si adottava il metodo della trasmissione sonora: i tamburi. Servendosi di un certo protocollo di comunicazione si annunciava un’ informazione all’ascoltatore (e spesso agli ascoltatori) che avrebbe potuto interpretare il messaggio. Lo sviluppo della tecnologia ha fatto sì che nel milleottocentotrentadue, Morse, nella nave che lo conduceva in America, concepisse un sistema telegrafico basato su un codice adatto a trasmettere le cifre dall'uno al nove mediante serie di brevi impulsi di corrente. All'estremità ricevente, gli impulsi di corrente alimentavano un elettromagnete che comandava l'abbassamento di una matita su un nastro di carta. Fino a quando il progresso tecnologico ci ha portato alla comunicazione in tempo reale da una parte all’atra del mondo e non solo… Da un mondo all’altro: Spirit e Opportunity, due navicelle spaziali mandate su Marte alla scoperta del pianeta, sono comandate dalla terra tramite apparecchiaturesofisticatissime per trasmissione senza cavo a grandi distanze. La cognizione dell’ importanza della vita ci ha accompagnato dalla cura del corpo tramite tecniche rudimentali come le sanguisughe e il salasso (due metodi che si mostravano utili a purificarci dal sangue ritenuto deleterio e che invece a volte, e come nei casi descritti, peggioravano la condizione fisica del paziente), alla cura della mente cominciando dal filosofo-psichiatra che ha stravolto la medicina del tempo, Sigmund Freud, fino ad oggi in quanto si cura molto di più la mente che il corpo. “Doxa il dolce, doxa l’amaro, doxa il caldo, doxa il freddo, doxa il colore; verità gli atomi e il vuoto” [..] (Democrito: ‘teoria dell’atomismo’). “Nella fisica delle particelle i quark e i leptoni sono le due famiglie di particelle subatomiche, che si ritiene siano fondamentali e indivisibili” (termine ‘Quark’ dell’enciclopedia multimediale Wikipedia). Nella scienza, la teoria dell’atomo è nata duemilacinquecento anni fa con Democrito, e arriva ad oggi stravolta: L’atomo è una aggregazione di particelle subatomiche suddivisibili in particelle elementari dette leptoni (con carica elettrica unitaria) e quark (con carica elettrica frazionaria). Al presente, i fisici ritengono che le particelle fondamentali in natura includano sei quark e sei leptoni. I quark sono up, down, charme, strange, top e botton, mentre e leptoni sono elettrone, muone, particella tau e i tre neutrini. I quark costituiscono quelli che comunemente conosciamo come protone (due up e un down) e neutrone. (un up e due down) cioè adroni.

Il nostro presente dunque è tecnologico, è basato sulla tecnologia. Essa è nata per noi!.. Nell’amplia gamma di tecnologia che ci circonda ritroviamo le macchine…… frutto di un geniale, approfondito studio repentino e delicato, frutto dell’evoluzione dei bisogni e frutto in taluni casi della necessità di scoprirsi e di confrontarsi dell’uomo, nasce un qualcosa disposto a fare quello che di automatico noi vogliamo… Tu gli dici cosa fare, lei lo fa, con precisione devastante, raffinatezza unica e devozione senza chiedere né la causa, né lo scopo! Si è arrivati dunque a costruire macchine che semplificassero o addirittura sostituissero il lavoro dell’uomo, poi macchine per il calcolo di operazioni semplici, macchine che aiutassero l’uomo nei lavori meccanicistici. Arriviamo infine all’era dei computer… Nel millenovecentoquarantasei, un tizio di nome Von Neumann intuisce che queste macchine possono essere programmate, quindi alla struttura fissa che la macchina aveva (prima di quella data infatti le macchine o più recentemente i calcolatori erano disegnate/i in logica cablata non modificabile), si poteva sostituire una struttura che permettesse il mutamento della stessa. Questo successo ebbe ad espandersi quando a questa grandiosa invenzione si accomunava la scoperta di un hardware sofisticato al punto da avere trasmissioni nell’ordine di milioni di impulsi al secondo… Oggi giorno lo sviluppo tecnologico avviene grazie ad essi: i computer. Attualmente la stragrande maggioranza delle macchine è realizzata con una componentistica che include una “mente” ovvero un processore.. Perciò ogni macchina è progettata in logica programmata. Nel nostro futuro la società sarà totalmente condizionata dal progresso tecnologico dettato dai computer e della loro tecnologia; inoltre esso potrà svilupparsi alla base di un potenziamento nel campo medico-scientifico e alla più profonda conoscenza del corpo umano e il suo funzionamento.

I neuroni e il loro funzionamento
Ciò che ha aperto la strada a quella scienza, che è alla base di una serie di scoperte importantissime chiamata neurofisiologia, sono le celebri ricerche di Luigi Galvani sull’elettricità organica. Galvani utilizzò le rane come soggetti di ricerca e scoprì che i loro nervi stimolati da semplici circuiti elettrici producevano contrazione muscolare. Lo scienziato intuì che il fenomeno era dovuto all’elettricità contenuta nel nostro sistema nervoso e che essa causava movimenti muscolari… Solamente dopo recenti scoperte avvenute nel secolo corrente si è riusciti ad afferrare il funzionamento chimico-fisico che poggia la base di qualsiasi attività nervosa e che in concretezza consiste nella trasmissione di segnali di tipo chimico e/o elettrico. Un neurone è una cellula nervosa. Esso presenta un corpo cellulare da cui si diramano molti processi, alcuni brevi, alcuni che vanno da una parte all’altra del corpo (un solo neurone può coprire il percorso che va dal piede al midollo spinale). Il corpo cellulare presenta un nucleo e la maggior parte del citoplasma cellulare (i facenti parti organismi cellulari sono: ribosomi, mitocondri, reticolo endoplasmatico e numerosi corpuscoli secretori). Esso produce i neurotrasmettitori, sostanze chimiche che si spostano in punti particolari del neurone, da cui vengono espulse. Quando raggiungono i neuroni adiacenti, questi sono stimolati a trasmettere un impulso. Inoltre i neurotrasmettitori possono anche stimolare un effettore come una ghiandola o un muscolo (cioè una struttura possibilitata di dare una risposta). Dal corpo cellulare si estendono due tipi di estroflessioni: i dendridi brevi e l’assone lungo. Il dendride è l’estremità ricevente del neurone. Ciascun dendride può ricevere impulsi dalle cellule vicine oppure da altri neuroni e in genere converte queste informazioni in un impulso nervoso che viene trasmesso verso il corpo cellulare. L’assone invece trasmette l’impulso nervoso lontano dal corpo cellulare e può comunicare con altri neuroni o direttamente con un effettore. Un neurone ha spesso molti dendridi ma di solito ha un solo assone. L’assone tuttavia può ramificarsi in qualsiasi punto sulla sua lunghezza. Gli assoni di alcuni neuroni sono circondati da una materiale grasso detto mielina , che forma la guaina mielinica. Come qualsiasi altro lipide, la mielina ha una grande resistenza elettrica, dunque funge da isolante. Gli assoni nei vertebrati sono comunemente avvolti da guaine di mielina che isolano il neurone e lo aiutano ad accelerare l’impulso. I neuroni mielinici infatti possono condurre impulsi ad una velocità di 100m/Sec., assai più veloce dei neuroni non mielinici. Anche se comunemente si dice che i neuroni conducono gli impulsi da una parte all’altra, è importante non confondere il significato dl verbo «condurre», con l’abituale sua connotazione «elettrica». I neuroni sono molto più che semplici conduttori e un impulso nervoso è molto diverso da una corrente elettrica che passa attraverso un cavo conduttore. Questa infatti diminuisce di intensità nel tempo mentre gli impulsi nervosi una volta avviati non si affievoliscono.. I complessi eventi dell’attività nervosa possono essere schematicamente suddivisi in tre fasi:
1) Stato di riposo: per stato di riposo in un neurone si intende il periodo in cui non si genera alcun impulso. Ma più ancora che questo, lo S.d.r. è il momento in cui gli ioni, all’interno dei neuroni, raggiungono una distribuzione sbilanciata che, se viene alterata, provoca uno scatto improvviso verso l’equilibrio. Gli ioni che hanno importanza per l’attività nervosa sono principalmente gli ioni di sodio e gli ioni di potassio (che hanno un basso livello di ionizzazione, infatti sono elettropositivi) e alte molecole proteiche cariche negativamente, più grandi e immobili. A riposo la membrana del neurone è impermeabile agli ioni sodio, la maggior parte dei quali restano all’esterno. Gli ioni potassio, più liberi di diffondersi attraverso tale membrana, si possono trovare invece su entrambi i lati di essa. La distribuzione degli ioni sodio e degli ioni potassio è da un consumo di energia. Allo S.d.r. dunque, con alcuni ioni positivi che restano fuori dal neurone, e altri che se ne vanno per diffusione, l’interno della cellula diventa negativamente carico rispetto all’esterno. In altre parole è polarizzato e in termini elettronici si presenta una d.d.p. pari a -60mV detta Potenziale di riposo.
2) Potenziale d’ azione: Quando un neurone viene stimolato, il punto in cui si è determinata la stimolazione improvvisamente di depolarizza e tale depolarizzazione si sposta rapidamente per tutta la lunghezza del neurone seguita, entro circa 1 mSec., da fenomeni di ripolazizzazione. La depolarizzazione avviene tramite un rapido cambiamento di permeabilità della membrana a da un corrispondente cambiamento nel precario equilibrio ionico che si era instaurato durante lo stato di riposo. Questa modifica nella situazione ionica e nelle cariche elettriche produce l’impulso nervoso o Potenziale d’azione. Quando un impulso nervoso passa da qualsiasi punto dell’assone, la membrana plasmatica diventa permeabile, in tale punto, agli ioni sodio, e il potenziale di riposo viene velocemente annullato non appena gli ioni si precipitano all’interno della cellula attratti sia dal gradiente di concentrazione sia dal gradiente di potenziale e si determina così prima una depolarizzazione della membrana e poi un’inversione di polarità (positiva all’interno, negativa all’esterno) detta overshoot. Si determina così il potenziale d’azione e si propaga l’impulso nervoso. Tale potenziale raggiunge i +40mV. I potenziali d’azione durano pochissimo: la zona appena all’interno del neurone diviene cioè carica positivamente solo per alcuni mSec.. Ma, non appena una zona lungo il neurone viene interessata da questo «salto» di ioni, fa scattare nell’area successiva lo stesso processo che, una volta iniziato, si propaga a cascata, sotto forma di onda di depolarizzazione per tutta la lunghezza dell’assone.
3) Ripolarizzazione: appena un potenziale d’azione sale al suo valor massimo la permeabilità al sodio della membrana cade bruscamente: questo ione viene di nuovo «rifiutato» mentre il potassio diventa lo ione essenziale per ristabilirsi delle condizioni di partenza. Gli ioni potassio escono dal neurone finché il loro numero è bilanciato dagli ioni di sodio che vi sono entrati, e così si ricostruisce il potenziale di riposo. Cosa interessante, solo dopo che è stato ripristinato a -60mV il potenziale di riposo, il neurone può essere attivato di nuovo e non prima.
Il punto in cui l’assone di un neurone attiva il dendridi o il corpo cellulare di un altro neurone, si chiama sinapsi. I neuroni si avvicinano moltissimo gli uni agli altri ma non si toccano: lo spazio minimo compreso fra un neurone ed un altro si chiama fessura sinaptica. In una catena di neuroni, la stimolazione tra uno di essi e il successivo avviene proprio per mezzo del rilascio dei quelle sostanze chimiche che avevamo chiamato neurotrasmettitori. In corrispondenza degli apici delle ultime terminazioni sfrangiate degli assoni ci sono dei minuscoli bulbi, i bottoncini sinaptici pieni di altrettanto minuscole vescicole, o sacche, che contengono il neurotrasmettitori. Quando un potenziale d’azione raggiunge questi bottoncini sinaptici, le porte per il calcio sensibili al voltaggio, situate nella membrana presinaptica, si aprono e assumono gli ioni di calcio (Ca2+) dall’esterno. Si ritiene che questi ioni calcio attivino una proteina detta calmodulina che, tra i suoi innumerevoli effetti, ha quello d determinare l’attacco dei microtuboli alle vescicole. Le vescicole vengono così attirate verso la membrana con la quale si fondono; in seguito si rompono e il loro carico di molecole di neurotrasmettitori si riversa nella fessura sinaptica. Queste molecole si diffondono velocemente attraverso la stretta fessura sinaptica e si attaccano a recettori specializzati della membrana postsinaptica. In genere, quando un numero sufficiente di ricettori si sono riempiti, le porte del sodio o del potassio attivate chimicamente nella membrana postsinaptica si aprono e gli ioni carichi positivamente si precipitano nel neurone ricevente. In questo modo ha inizio un nuovo potenziale d’azione. L’onda di debolizzazione passa così nel solito modo lungo i dendridi, i corpi cellulari e gli assoni. Che cosa avviene del neurotrasmettitori quando ha finito di operare? È ovviamente essenziale che esso venga disattivato, altrimenti il secondo neurone rischierebbe di rimanere «acceso» in modo irregolare. Per questo i neuroni trasmettitori vengono prontamente disattivati da enzimi ad essi specifici. Per esempio, l’aceticolina viene scomposta in acetilcolinesterasi.

La mente
“Per l’avvenire vedo campi aperti a ricerche di gran lunga più importanti. La psicologia si baserà su nuove fondamenta […] quelle della necessaria acquisizione per gradi di ogni facoltà e capacità mentale. Verrà fatta luce sull’origine dell’uomo e la sua storia.” (Charles Darwin: ‘L’origine della specie’).
Cosa è il “nouV“ (‘nus’: termine greco che indica la mente)? E come facciamo a sapere chi lo possiede? Per ‘cosa è la mente’ non voglio riferirmi a quella che Socrate chiama “demone” o, a quella cosa che i cristiani e tante altre religioni chiamano anima, coscienza o spirito. Voglio riferirmi a qualcosa che, chi ne è dotato, sa di possedere. La mente è lo strumento che da quando siamo nati ci permette di ragionare, di sincronizzare i nostri movimenti, di chiedere, di rispondere, è la capacità di agire e di gestire qualsiasi nostra azione volontaria e involontaria. La mente è colei che gestisce il nostro corpo cioè dà le direttive; è come se dall’alto impartisse gli ordini al cervello. La mente dunque esiste ed è qualcosa di reale. Ma è mai possibile sapere che cosa passa nella mente di qualcun altro? Una donna potrà mai sapere com’è essere un uomo? Quali sono le esperienze del bambino durante il parto? Che genere di esperienze ha (sempre che ne abbia) un feto nel grembo materno? E che dire delle menti non umane? A che pensano i cavalli? Perché gli avvoltoi non sono nauseati dalle carcasse decomposte delle quali si nutrono? Quando un pesce ha un amo conficcato nel proprio labbro sente dolore come noi se ci trovassimo nelle stesse condizioni? I ragni pensano o sono minuscoli robot che filano le loro tele eleganti senza possedere una mente? E perché allora un robot non potrebbe (purché fosse abbastanza raffinato) essere consapevole? Esistono robot che se ne vanno in giro e manipolano oggetti con la stessa abilità di un ragno; ma un robot più complicato non potrebbe, allora, sentire dolore e preoccuparsi del proprio futuro esattamente come una persona? Oppure c’è un abisso incolmabile che separa i robot (e forse ragni, formiche e altre creature ingegnose, ma non dotate di mente) dagli animali che, invece, possiedono una mente? O forse gli animali sono in realtà tutti privi di mente? E non potrebbe essere invece che tutti gli organismi viventi anche i batteri abbiano una mente? Tutto ciò che agisce meccanicamente e non consapevolmente non ha una mente! Dunque un ragno non ha una mente dato che fila meccanicamente la sua tela e scappa sempre se una mano si avvicina ad essa. Le persone e alcuni animali che pensano hanno una mente. Un cane potrebbe avere una mente dato che impara a fare i suoi bisogni fuori da casa e scodinzola quando vede arrivare il padrone. Tutto ciò che Cartesio definirebbe una res cogitans (cosa pensante) è dotata di una mente. Necessario è che l’individua abbia un organo di memoria. Dunque se si vedesse come un sistema, esso dovrebbe avere un ingresso retroazionato. Questo ci permette uno scarto più consistente: ad esempio una formica non ha una mente dato che essa, qualunque sia stata la sua esperienza, fa e farà sempre le stesse cose cioè portare il cibo al formicaio. Se un giorno un piede uccidesse una sua compagna lei rimarrebbe impassibile e continuerebbe nel suo lavoro. Tutto questo perché non è dotata di un organo di memoria.

I computer e il loro funzionamento
Secondo la tassonomia di Flynn esistono quattro tipi di architettura per elaboratori: SISD, SIMD, MISD, MIMD. (S:singolo, M:multiplo, I:flusso di istruzioni, D:flusso di dati). La macchina tradizionale ideata da Von Neumann (SISD) prevede una CPU (unità di controllo processoriale) connessa ad una bus al quale sono collegati parallelamente una Rom, una Ram, e due dispositivi di I/O. La CPU è composta da una unità di controllo e una unità di elaborazione le quali compiono operazioni di manipolazione e trattamento dati. La Rom contiene tutti quei programmi utili del sistema operativo come il File System o procedure per l’avvio del computer. La Ram è la memoria sfruttata dalla CPU per eseguire operazioni che richiedono un supporto di memoria. I dispositivi di I/O sono tutti quei dispositivi per esternare o internare informazioni, cioè dispositivi periferici di acquisizione/emissione dati. Tutte le operazioni svolte dalla CPU avvengono in maniera sincrona con tutte la altre periferiche.
Architetture SIMD prevedono una sola unità di controllo e più unità di elaborazione. Questo comporta che le varie unità di elaborazione possono agire in maniera più o meno asincrona rispetto alle altre. Quindi l’elaborazione è più veloce dato che operazioni tipo la moltiplicazione a*b possono essere svolte da a unità di elaborazione come somma di fattori b. Il massimo grado di parallelismo si ottiene quando si ha una architettura MIMD che permette il reale parallelismo tra i vari elementi processoriali (PE). Ogni PE infatti è composto da una unità di controllo e una unità di elaborazione indipendenti. In questo modo le azioni compiute da ogni PE avvengono asincronamente dalle altre. Delle architetture MISD non ne parliamo dato che offrono pari servizi alle architetture SISD e constano molto di più. Nel tempo sono state create varie architetture sulla base di queste quattro considerando le necessità e i costi.

Il software
Tutti sanno cosa è un software, cioè un programma, una applicazione, un meccanismo per il quale riesco ad interagire con la macchina… Ma sapreste darmi la definizione di software? Cosa è in realtà un software? Il significato della stessa parola ci da la risposta: è cosa leggera! In definitiva potremmo definire il software come un qualcosa che noi vediamo, è ciò che noi constatiamo del computer ma non possiamo toccare. Esso è virtuale. Non esiste ma esiste, non si tocca ma c’è, non si crea sulla base di qualcosa di solido ma su qualcosa di immaginario. Esso è pura immaginazione. Se aprissimo un computer all’interno non vedremmo Microsoft Word, BackGamon o il desktop. Il software è qualcosa di interpretato, cioè quegli 1 o 0 residenti nel CD-Rom a nel disco fisso che vengono interpretati, astratti. Quello che fa parte di questa astrazione è il software. Aristotele dice che un sinolo (un ente) è composto da materia e forma: la materia è quella parte tangibile, ciò che è realmente, il concreto, il reale, l’effettivo, dunque è il simbolo. La forma è l’interpretazione, l’irreale, l’immaginario, l’astratto, l’illusione, il concetto. Essi sono inseparabili perché senza uno di esse l’ente non è tale quindi non esiste. Come l’ente anche il computer è composto da software (insieme di concetti) e hardware (insieme di simboli) ed essi sono inseparabili. Ma a cosa serve il software? Perché venne introdotto questo nome per differenziare il concetto dal simbolo nel computer? La risposta è semplice: l’hardware è immodificabile mentre il software sì! Questo vuol dire che quando voglio, posso togliere Microsoft Word e utilizzare il blocco note, che posso installare un altro gioco più sofisticato dato che BackGamon è troppo ‘povero’. Il che comporta che in qualsiasi momento, mentre utilizzo un determinato software, esso può modificarsi a mio piacimento… Praticamente già esistono programmi che ‘nascondono’ all’utente i servizi utilizzati meno e ‘mostrano’ in ordine decrescente di utilizzo le funzionalità del programma stesso. Questo significa che già alcuni programmi sono capaci di «imparare». La potenza del software sta nel fatto che esso è colui che gestisce la macchina cioè àa le direttive; è come se dall’alto impartisse gli ordini all’hardware. Di fatto senza un buon software, un ottimo hardware non ha valore! In realtà anche senza un buon hardware il software non può esprimersi al meglio di sé.

Analogia tra software e mente
C’è analogia tra software e mente? Sono entrambe qualcosa di astratto che dà delle direttive a qualcosa di solido? La mente è capace di mutare la propria struttura come fa il software quando questo «impara»? E se avviene proprio questo si spiegherebbe come ogni persona è capace di adottare metodi di ragionamento nel tempo diversi e distanti a seconda della sua esperienza. Noi sappiamo come agisce il software nell’hardware ma non sappiamo come agisce la mente nel cervello e nelle attività neuronali. L’hardware interpreta il segnale derivante dallo scanner, lo memorizza, lo elabora, e nel software compare l’immagine; analogamente il cervello interpreta i segnali elettrici derivanti dall’occhio, li memorizza, li elabora e si crea nel pensiero una immagine. Quindi possiamo comparare i due sistemi? La mente agisce nel cervello come il software nell’hardware? Interpreta i segnali e ce li mostra a livello intensionale? Noi infatti siamo consapevoli del nostro software dato che lui ci mostra le potenzialità attimo per attimo, ma come interagisce con il nostro corpo? Siamo nel 2004 e sappiamo solo come ci funziona il cervello.. Ma non sappiamo perché agisce in un tal modo. Noi non sappiamo interpretare, codificare i dati che trasmette.. come non lo sappiamo fare in un computer: presumiamo che voglia capire quale sistema operativo operi nel mio computer che è acceso ma che non possiede dispositivi periferici quale il monitor e gli altoparlanti. Non riuscirò mai nel mio intento! Forse giungerò al fine solo dopo qualche anno! E questo accade per la mente… Non riusciamo a capire quale è il significato dei segnali elettrici forniti dai neuroni e come il cervello riesca ad usare il software cioè la loro interpretazione.

Analogia tra hardware e cervello
I due sistemi quindi sono simili per quanto riguarda l’aspetto intensionale ma a livello estensionale sono somiglianti? Cioè esistono dei computer che ricopino la struttura del cervello per poi simularlo anche a livello intensionale? Lo studio del connessionismo (insieme di concetti e tecniche utilizzate nel tentativo di simulare l’intelligenza umana prendendo a suo modello un supporto hardware particolare: il cervello) ha portato alla creazione di macchine che simulino, per quanto possa sembrare strano, l’attività neuronali ma non virtualmente: realmente! Con 65536 unità di elaborazione, la Connection Machine realizza una rete con 64 neuroni e ben 10240 sinapsi ad ingressi analogici. Tutto questo per ricreare lo stesso grado di parallelismo e indipendenza tra i vari neuroni. In questo modo lo studio delle attività neurali può avvenire in maniera sperimentale più simile possibile al cervello. Cerchiamo ora di ricondurre ad un sistema la nostra mente:
- questo sistema immagazzina dei dati e li elabora;
- questo sistema è inesauribile cioè non termina mai a meno che non si verifichino guasti alla struttura; - questo sistema risponde solo alle sollecitazioni derivanti dall’esterno (esso opera fin quando qualcosa non lo spinge a farlo; questo non significa che un proprio ragionamento scaturito da un input esterno non possa essere la causa di tale sollecitazione). I tipi di dati su cui opera sono:
1 - dato “di ragionamento”: è un dato più o meno statico cioè che non muta fino quando le necessità richiedono una evoluzione o involuzione di esso (che però è considerata sempre evoluzione dal sistema a partire da parametri specifici). Esso è un dato che risiede in un apparato “di sola lettura” che fornisce la logica con cui le informazioni devono essere manipolate all’interno del sistema. Fanno parte del dato di ragionamento tantissime procedure, alcune elementari come l’approccio ad un problema, altre complesse come il trasporto di un oggetto con piano orizzontale parallelo al piano della superficie terrestre.
2 - dato “percettivo”: è quel dato che viene memorizzato all’istante da apparati di input e che difficilmente viene subito scartato a meno che sia un dato fittizio (che va al di fuori del contesto attuale; es: se un bambino ragiona su come dire alla mamma che non ha fatto i compiti non memorizza quello che vede a meno che non sia un dato utile al ragionamento). I dispositivi che permettono l’acquisizione di dati percettivi sono cinque ognuno dei quali è controllato da un proprio sistema interno più o meno complesso:
· percezione uditiva;
· percezione visiva;
· percezione tattile;
· percezione olfattiva;
· percezione gustativa.
Percezioni Sensitive
Esistono tre tipi di kiave affinché il dato sia maggiormente reperibile:
· contesto o argomento
· parola (e scrittura)
· significato o forma
Sulla base di questi tipi di kiave i dati vengono memorizzati secondo l’utilità della memorizzazione; ciò significa che non sempre, ogni dato, viene memorizzato in tutte e tre le kiavi (es: se vedo una casa memorizzo il concetto casa e la parola casa, se invece parlo di una casa memorizzo il contesto e la parola casa). I modelli di ricerca che sono di struttura fissa si preoccupano di ricercare in base al contesto alla parola o al significato (se ricerco un dato avvenuto in un certo contesto affretto la ricerca; la stessa cosa avviene quando ricerco un dato a partire dalla parola – su questo concetto si basano molte delle teorie di Freud sulle dimenticanze e lapsus verbali – e succede che giro intorno alla parola a partire da altre con lo stesso suffisso o che le assomigliano, es: da piccolo mi ricordo che quando volevo esprimere la parola neonato mi veniva in mente il leone dato che la ricerca come risultato restituiva la parola “leonato”).
3 - dato “derivante”: esso è un dato che nasce e muore durante l’esecuzione della procedura che lo utilizza. Nasce da un dato percettivo applicato ad un dato di ragionamento o ad una “intuizione del ragionamento” (che potrebbe divenire un futuro dato di ragionamento). Esso viene usato all’interno della procedura dopodichè viene eliminato. Di fatto questo tipo di dato è reperibile in qualsiasi momento basta riapplicare lo stesso dato percettivo alla modalità di ragionamento attuale.

Tre tipi di memorie vengono associate ai tre diversi tipi di dato: Memoria dinamica di massa (database di gigantesche dimensione al cui interno si possono effettuare ricerche efficaci e veloci) per dati percettivi, memoria statica riprogrammabile contenente i dati di ragionamento e una memoria dinamica volatile che contiene la parte del dato di ragionamento utile, i dati percettivi del contesto e i dati derivanti. Si noti come questo modello riproduca quasi fedelmente il nostro “modo di pensare” e come ci permetta di svincolarci dalla flessibilità di ragionamento della nostra mente che la metodica di un semplice elaboratore non potrebbe permettere. Questo sistema al quanto ottimale è tale da poter mutare e questo è alla base della mente umana: il mutamento della struttura pensante! Se quindi costruissimo un sistema come quello sopraccitato e lo istruissimo a ragionare per qualche anno, esso potrebbe ricopiare la nostra mente! Questo spiega come un essere umano è condizionato tantissimo dall’ infanzia e come esso durante la sua crescita sia capacitato di mutare non solo il pensiero ma anche il metodo di pensare.
La tempestiva evoluzione del computer nel giro di cinquanta anni è avvenuta grazie ad un supporto hardware innovativo il cui sviluppo è andato di pari passo con essa. E il software è progredito in relazione all’evoluzione dell’hardware. Dunque il software non potrà mai progredire senza un supporto hardware adeguato. Di fatto questo concetto si appura tranquillamente prendendo come esempio un software molto complicato ma rigoroso: esso potrebbe funzionare perfettamente se il supporto hardware fosse migliore. Quindi in seguito a quanto già detto si può dedurre che il software si evolve molto più velocemente dell’hardware! Se ci pensiamo bene questo è avvenuto anche con il corpo umano. Si pensa che la struttura del corpo umano sia rimasta come è ora da circa 40000 anni e che l’uomo abbia iniziato a sedentarizzarsi solo 10000 anni fa. E arrivando ad oggi molti soffrono di stress (quella patologia psichica per cui in un individuo il cervello non riesce a reggere lo sforzo delle molteplici operazioni mentali); questo sta a significare che la mente vorrebbe operare molto di più di quanto un essere umano è capacitato di fare: insomma la mente è progredita rispetto alla struttura del cervello!
Il problema più grande nella tecnologia globale, è che i supporti fisici e quindi l’hardware di un computer o il dispositivo elettrico di un qualsiasi apparecchio, riescono a progredire a piccoli passi. E dunque lo sviluppo tecnologico avviene solo quando c’è uno sviluppo scientifico del supporto fisico da utilizzare. È giusto pensare che un giorno potremmo ricreare alla perfezione una mente su un supporto che la ricopi fedelmente? È possibile inoltre pensare che una struttura somigliante, ad una così potente quale il cervello, possa essere utilizzata nelle nostre abituali tecnologie dato che tutte utilizzano un processore? Ecco: questo è secondo me il futuro! Tramite lo studio del funzionamento del cervello a livello intensionale (e quindi lo studio della mente) potremo inventarci una struttura fisica che ci permetta una evoluzione hardware stupefacente. Si pensi ad una struttura in cui, ad agire siano reazioni chimiche e impulsi elettrici che si propagano e non si affievoliscono… Una struttura in cui ogni piccolo processore possa operare indipendentemente su un processo a lui assegnato. Si eliminerebbero molti bug come ridondanze, collisioni, sincronismo ecc.. Qualsiasi dispositivo sarebbe dotato di “menti indipendenti” che svolgono il proprio lavoro in maniera asincrona. È nata una nuova scienza e quello che cerca di fare è riuscire a mantenere in vita colture di neuroni per poterle analizzare… Il suo intento è quello di creare sistemi ibridi metà naturali e metà artificiali. Tali sistemi, oltre a tenere in vita le colture di neuroni, interfacciati a sistemi microelettrici, vengono utilizzati per stimolare e recepire segnali elettrici derivanti dalle sinapsi: si tratta della Neuroingegneria. Sulla base di piastrine di nitruro di silicio su cui sono state colate molecole organiche di poli-d-lisina, sono coltivate culture di neuroni. Matrici di microelettrodi create tramite la tecnica del microstampo sono l’interfaccia delle coltivazioni. Tramite queste microtestine è possibile controllare le attività neuronali e inoltre inviargli segnali elettici. Esiste per altro un settore di ricerca battezzato come Ingegneria Neuromorfa nell’ambito del quale l’analogia tra i dispositivi progettati e i neuroni reali è più profonda, basata su corrispondenze fisiche e non solo formali. In altri termini, nell’ambito dell’ingegneria neuromorfa vengono progettati transistor che riproducono nel silicio i comportamenti dei canali ionici della membrana di un neurone reale. Il risultato è un neurone di silicio! Un chip di silicio di un centimetro quadrato può contenere circa 200 neuroni connessi tra loro. Quindi, in linea di principio, si possono progettare in silicio reti di neuroni che emulano il comportamento di quelli biologici su una scala dei tempi dei nanosecondi, tipica dei dispositivi elettronici. Le dimensioni degli attuali dispositivi elettronici sono comparabili con quelle di un neurone, incluse le sue arborizzazioni più grosse. In teoria è quindi possibile collegare fisicamente un neurone di silicio ad uno biologico. Quest’ultimo esempio sottolinea come, nell’ambito della neuroingegneria, il confine tra naturale e artificiale non sia netto e come sia possibile ipotizzare che in futuro lo sarà sempre meno. Ciò suggerisce, per gli sviluppi del settore, scenari affascinanti e inquietanti insieme, che allargano il discorso alla progettazione di reti neuronali come sede di studio di processori neurali utili ad una evoluzione tecnologica devastante.


Giungendo al termine dei miei discorsi intendo focalizzare l’ argomentazione su uno dei problemi che noi tutti affronteremo in un futuro molto prossimo e che tuttora stiamo affrontando: esiste un’etica della tecnologia? E cosa direbbe? “When we are happy we are always good, but when we are good, not always happy” (Oscar wilde: “The Picture Of Dorian Gray”) È giusto che per lo sviluppo tecnologico siamo pronti a creare enti pensanti? Dal momento che pensano e dal momento che concepiscono il fatto di esistere come potrebbero rispondere alla loro creazione voluta da noi nell’intento di sfruttarli? E a questo punto cosa ne sarebbe degli esseri umani? Noi, per ora, dominiamo il mondo e cosa succederebbe se qualcosa o qualcuno creato da noi ci eguagliasse per intelligenza e diventasse il nostro rivale? Il valore della vita umana muterebbe? Il valore della vita di un dispositivo elettronico muterebbe? Qualora scoprissimo inoltre l’esistenza di una mente in un fiore o in un batterio, adotteremmo lo stesso modo di agire con essi? La tecnologia è nata per noi e si è sviluppata da quando l’uomo è nato. Bisogna ricordare che essa ci aiuta di giorno in giorno e che qualche volta viene utilizzata per scopi malefici (bomba atomica, armi biologiche ecc..). È dunque giusto creare delle menti al fine di aiutarci, quando sappiamo che esistono uomini crudeli che utilizzerebbero tale tecnologia per i propri scopi? È giusto essere padroni della vita di qualcun altro?..
È giusto scoprire come poter interagire con la mente e più in specifico con quella umana? È sempre stato che l’uomo ha agito senza prendere in considerazione l’etica; oggi stesso la tecnologia rende possibile la clonazione umana cioè dà la possibilità di creare la vita umana!..... è giusto avere un figlio per forza?... Questo la dice lunga su come sarà il nostro futuro.
“I can resist everything except temptation” (Oscar Wild: “Lady Windermere’s Fan”) L’uomo, essere incolmabile di desiderio e conoscenza cerca disperatamente di confrontarsi e di accertarsi che egli è perfetto e trova la sua imperfezione proprio qui. L’etica della tecnologia spesso non viene presa in considerazione e avvengono dei fatti devastanti che offendono la nostra razza e non solo. Se solo l’uomo tenesse conto dell’etica, la nostra razza e l’intero sistema si avvierebbe verso una società tendente alla perfezione in cui la tecnologia sarebbe sfruttata per recuperare le materie prime che di giorno in giorno consumiamo; per dare da mangiare a chi ne ha bisogno e a chi ha la sfortuna di essere nato in un luogo dove le materie prime scarseggiano. Credo che l’etica della tecnologia debba tenere conto in primis di questo: essa è nata per aiutarci e deve sussistere per tale scopo. “For a dreamer is one who can only find his way by moonlight, and his punishment is that he sees the dawn before the rest of the world” (Oscar Wild: “The critic as Artist”)

Bibliografia:
Alcune edizioni di “Le scienze s.p.a.”;
La mente e le menti (Daniel Dennett);
Sayings (Oscar Wilde)
Sistemi 3 (Francesco Manicone, Vincenzo Manicone);
Alcuni termini dell’enciclopedia multimediale Wikipedia;
Nozioni importanti di filosofia imparate a scuola.

da Rice Free-losofo (rice103@ricecipriani.it) - 22/1/2006 13.31.47:
Questo piccolo elaborato risale a 3 o 4 anni fa quando dovevo scrivere qualcosa per una borsa di studio.. Non ho fatto altro che riportarlo nel sito. Quello che ho scritto è tutto frutto mio, ma ci sono riferimenti e approfondimenti a e su altri libri (gu

da tommaso (tommaso340@gmail.com) - 21/1/2006 18.6.40:
mal'hai scritta te tutta sta roba? non ci credooo...



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